La nostra storia
Duemila anni su una collina che non ha mai smesso di fumare.
Il fuoco sotto la terra
Prima della storia
Prima di qualunque storia umana, qui c'era il calore.
I Campi Flegrei devono il nome al greco phlegraios, ardente. Sotto questa costa c'è una caldera vulcanica attiva che scalda l'acqua di falda e la spinge in superficie come vapore e come sorgente. È un paesaggio che ha inquietato gli antichi quanto li ha attratti: il lago d'Averno, a poche centinaia di metri da qui, era ritenuto una porta degli inferi per le esalazioni che allontanavano perfino gli uccelli.
Plinio colloca tra il Lucrino e l'Averno una città dei Cimmeri, e Strabone precisa che vivevano in case sotterranee collegate da gallerie, dove accoglievano chi veniva a consultare l'oracolo dei morti. Cunicoli scavati nella collina, vapore che esce dalla roccia, gente che ci scende dentro. È letteratura, ma descrive bene quello che succede da queste parti.
Per approfondire Strabone, Geografia, libro V. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III.
I greci: una domanda ancora aperta
VIII – IV secolo a.C.
Chi fondò Cuma veniva dall'isola delle sorgenti bollenti.
Intorno al 730 a.C. genti euboiche di Calcide ed Eretria fondarono Cuma, la prima colonia greca di tutto il Mediterraneo occidentale. Questa collina ricadeva nel suo territorio. Poco dopo, profughi di Samo in fuga dal tiranno Policrate fondarono Dicearchia, l'odierna Pozzuoli. I Sanniti arrivarono nel 421 a.C., Roma nel 338, e il nome divenne Puteoli.
C'è un dettaglio che vale la pena conoscere. La più celebre stazione termale della Grecia antica era Edipso, in Eubea: ottanta sorgenti tra i 28 e gli 86 gradi, che Strabone chiama le acque calde di Eracle. I coloni che fondarono Cuma venivano da quell'isola. Che approdati qui non riconoscessero lo stesso fenomeno, su scala molto maggiore, è difficile da credere.
Ma va detto anche il resto: nessuna fonte greca e nessun reperto documentano l'uso curativo di queste acque in età greca. È una delle domande a cui stiamo lavorando, non una cosa che possiamo affermare.
Per approfondire Strabone, Geografia, libri V e IX. Aristotele, Meteorologica, libro II. Per la topografia antica dell'area: Julius Beloch, Campanien. Geschichte und Topographie des antiken Neapel und seiner Umgebung, Breslau 1890.
Roma: la costa dove si veniva a guarire
II secolo a.C. – II secolo d.C.
Il primo malato di cui conosciamo il nome arrivò qui nel 176 a.C.
Tito Livio racconta che quell'anno il console Gneo Cornelio, colpito da un male che gli aveva paralizzato le membra, si fece portare ad aquas Cumanas, alle acque cumane. Il male si aggravò e morì a Cuma. È la più antica testimonianza scritta di qualcuno che viene su questa costa per curarsi, e il fatto che ci andasse un console lascia intendere che la fama delle acque fosse già solida.
Da lì in avanti Baia diventa il luogo dove Roma va a stare bene. Cicerone parlava di una pusilla Roma, una Roma in miniatura, per l'affollamento di potenti su queste rive. Orazio lasciò un verso rimasto proverbiale:
Nullus in orbe sinus Bais praelucet amoenis.
Nessun golfo al mondo risplende più dell'amena Baia.
Con la fama arrivò anche qualche critica dei moralisti, per i costumi disinvolti dei villeggianti. Ma il litorale si riempì di ville imperiali per una ragione semplice: qui c'erano l'acqua calda, il mare e il clima. L'imperatore Adriano ci morì nel 138.
Per approfondire Tito Livio, Ab Urbe condita, XLI, 16. Orazio, Epistole, I, 1, 83 — testo latino: texts.alpheios.net. Cicerone, Lettere ad Attico, V, 2. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro XXXI, dedicato alle acque.
Le stufe della collina
I secolo a.C. – II secolo d.C.
Qui non si veniva per le feste. Si veniva a sudare, su prescrizione.
Mentre i poeti scrivevano di Baia, due tecnici romani descrivevano qualcosa di molto più preciso: impianti scavati nella collina, alimentati dal vapore che sale dal sottosuolo. Sono le due testimonianze più importanti che abbiamo.
Vitruvio, architetto, nel I secolo a.C. scrive che nei monti dei Cumani presso Baia ci sono luoghi scavati per la sudazione, dove il vapore infuocato nasce dal profondo, attraversa la terra e ne esce, producendo eccellenti benefici:
loca sudationibus excavata
luoghi scavati per la sudazione
Celso, medico, un secolo dopo è ancora più specifico. Elencando i modi per far sudare un malato, cita tra le sudazioni naturali quelle sopra Baia, nei mirteti. Le indica per smaltire l'umore in eccesso e osserva che certe affezioni dei nervi si curano così in modo ottimale. Ci torna più avanti, definendole le più utili di tutte.
super Baias in murtetis
sopra Baia, nei mirteti
Un architetto e un medico, a cent'anni di distanza, descrivono la stessa cosa: stanze ricavate nel fianco della collina sopra Baia, dove il vapore naturale viene incanalato e trattenuto. Non una villa di piacere, ma un impianto terapeutico con indicazioni cliniche.
Del complesso romano che occupava questo versante resta, dentro il parco, un tratto di esedra in opera cementizia del II secolo con resti di intonaco, paramenti in laterizio e decorazioni a conchiglie e tessere musive: un ninfeo aperto verso il Lucrino. Più in alto sopravvive un muro in opera reticolata, e sotto l'esedra si imbocca un lungo cunicolo semicircolare. L'impianto si sviluppava su tre livelli, dal mare fin oltre metà dell'altura; il primo livello è oggi sotto il mare.
Una curiosità: quando i romani descrivono questi bagni usano parole greche. Il bagno è balaneion, la stanza del sudore è laconicum, alla maniera degli Spartani.
Per approfondire Vitruvio, De architectura, II, 6, 2. Aulo Cornelio Celso, De medicina, II, 17, 1 e III, 21.
Il Medioevo: il bagno di Silviana
XII – XIV secolo
Diciotto bagni, un ospedale e una strada fatta per chi veniva a curarsi.
Tra XII e XIV secolo la costa fra Lucrino e Baia diventa una destinazione organizzata: un distretto di diciotto terme funzionanti, con un villaggio, un castello e un ospedale termale a Tripergole, voluto da Carlo II d'Angiò e dotato di centoventi posti letto. Nel 1332 re Roberto d'Angiò obbligò gli uomini dei casali di Posillipo, Fuorigrotta e Pozzuoli a ripavimentare la strada che da Piedigrotta portava a Tripergole, per agevolare chi veniva a curarsi. Opere pubbliche per il termalismo, settecento anni fa.
In quegli anni Pietro da Eboli mise in versi quei bagni uno per uno, in un poema arrivato fino a noi in una serie di codici miniati: ogni fonte ha il suo componimento, con i mali che guarisce, e la sua illustrazione. Tra i nomi censiti compare il Balneum Silvianae, ai piedi del sudatorio di Tritoli: quasi certamente questo luogo. La tradizione lega il nome a Silvia, la genitrice, che secondo la leggenda avrebbe trovato qui il suo lavacro.
Boccaccio, che conosceva bene questa costa, descrisse il vicino bagno di Tritoli come un monte scolpito a mano in superbo archivolto, che due volte al giorno butta fuori acque ferventi e altrettante le ringhiotte tiepide, e che soccorrendo a varie infermità vince tutti gli altri di fama.
Per approfondire Pietro da Eboli, De Balneis Puteolanis, tra fine XII e XIII secolo; codici della Biblioteca Angelica di Roma, di Parma, della Biblioteca Vaticana e di Edimburgo. Edizione di riferimento a cura di Silvia Maddalo, Studi e testi 414, 2003. Giovanni Boccaccio, Filocolo.
1538: la montagna in una settimana
Settembre – ottobre 1538
In sette giorni sparì tutto. Tranne questa collina.
Verso mezzogiorno del 28 settembre 1538 il mare si ritirò di quasi quattrocento metri, lasciando i pesci sulla riva, che i pescatori raccolsero senza sospettare nulla. Il giorno dopo il terreno tra il Monte Barbaro, l'Averno e il mare si abbassò e cominciò a gonfiarsi. La sera del 29 si aprì. In una settimana si formò il Monte Nuovo.
Tripergole sparì: il villaggio, il castello, l'ospedale, i bagni. Simone Porzio, che c'era, scrisse che quelle terme celebrate per tanti secoli giacevano sepolte sotto la cenere. Delle diciotto terme del distretto, quasi nessuna riaprì.
Gli ambienti sotterranei di questa collina non subirono danni particolari, pur distando dal nuovo cratere circa millequattrocento metri. Negli anni successivi il sudatorio e il bagno di Tritoli compaiono nelle relazioni degli studiosi accorsi da tutta Europa per osservare il vulcano appena nato: erano ancora in piedi, ed erano il riferimento sul terreno.
Anche il paesaggio cambiò. La conca che oggi accoglie il lago Lucrino, prima dell'eruzione, era una baia aperta sul mare: il lago attuale si formò soltanto nel Seicento.
Per approfondire Pietro Giacomo da Toledo, Ragionamento del terremoto, del nuovo monte, del aprimento di terra in Pozzuolo nel anno 1538, Napoli 1539. Marco Antonio Delli Falconi, Dell'incendio di Pozzuolo, 1538. Simone Porzio, De conflagratione agri Puteolani. Per la ricostruzione moderna: Parascandola, Il Monte Nuovo ed il Lago Lucrino, 1944-46.
Il Seicento: ritrovare i bagni perduti
1667
Un viceré mandò un medico a cercare le sorgenti scomparse.
Nel 1667 il viceré Pietro Antonio d'Aragona incaricò il medico Sebastiano Bartoli di cercare le sorgenti disperse dopo l'eruzione. Ne risultavano ancora attive una quarantina, e accanto a ciascuna fu fatta apporre una lapide con il nome e le proprietà curative.
Bartoli annotò che le acque del sudatorio e del bagno di Tritoli erano ormai più fredde di un tempo: la prima misura, per quanto empirica, del raffreddamento del sistema dopo il 1538.
La lapide dedicata ai sudatorii fu collocata proprio qui accanto. È da quegli epitaffi che il promontorio davanti al parco prende ancora oggi il nome di Punta Epitaffio.
Per approfondire Sebastiano Bartoli, Breve ragguaglio de' bagni di Pozzuolo dispersi e ritrovati, Napoli 1667.
Il Grand Tour: i "bagni di Nerone"
XVIII – XIX secolo
Il nome non ce l'ha dato l'imperatore.
Questa collina i popolani l'hanno sempre chiamata così, 'e stufe 'e Nerone, e i viaggiatori del Settecento trovarono il nome già in uso e lo adottarono. Nessuna fonte antica lega Nerone a questo luogo: è una tradizione popolare, e come tale ce la teniamo.
13 giugno 1770. Leopold Mozart scrive alla moglie che, partiti in carrozza alle cinque del mattino per Pozzuoli e imbarcatisi per Baia, la prima cosa che videro furono i bagni di Nerone. Poi la Sibilla, l'Averno, il sepolcro di Agrippina, la Piscina Mirabile. Wolfgang aveva quattordici anni.
14 marzo 1834. Hans Christian Andersen annota sul diario che, tornati sulla strada tra i giardini e il lago Lucrino, arrivarono ai resti delle terme: in uno stretto corridoio di pietra, al buio, sgorgava acqua bollente. L'uomo che era lì voleva farli entrare, ma il gruppo che li precedeva era già tornato indietro per il vapore. Andersen tornò più volte nei Campi Flegrei.
Per approfondire Leopold Mozart, lettera alla moglie del 16 giugno 1770. Hans Christian Andersen, diari, 14 marzo 1834 e 31 maggio 1846. Iconografia: le stampe di Filippo Morghen, 1769, e il dipinto di Thomas Moran, Punta Epitaffio a Baia, 1867.
Bonifiche, i Pollio e le acque di nuovo in funzione
1784 – 1841
Due laghetti nel parco portano ancora il nome dei vecchi proprietari.
Nel 1784 il ministro Acton affidò all'abate Ferdinando Galiani un piano per questa costa: ricostruire il porto di Baia, dare scolo alle acque stagnanti, collegare Averno e Lucrino con una foce a mare. I lavori partirono a dicembre con novanta operai.
Nel 1785, per bonificare il territorio e migliorare l'approdo di Baia, il re acquistò i terreni paludosi e i laghi di Lucrino e Averno da Giuliano Pollio. I Pollio possedevano buona parte di questa collina: le due vasche sorgive che si incontrano nel parco portano ancora il loro nome.
Nel 1841 gli Annali Civili del Regno di Napoli pubblicarono l'elenco delle fonti termali tornate in funzione in Campania. Tra quelle flegree figurano le acque di Nerone, tra Baia e il Lago di Lucrino.
Per approfondire Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, 1841. Documentazione borbonica sulle bonifiche flegree, Archivio di Stato di Napoli.
Idrovolanti sul Lucrino
1916 – 1943
Per sei anni, qui si costruirono aeroplani.
Nel 1916 su questa proprietà venne impiantata una fabbrica di idrovolanti, che per mezzo di uno scivolo usava il lago come idroscalo. Il 25 luglio 1917 nacquero ufficialmente le Industrie Aviatorie Meridionali, con lo stabilimento motori al Pascone, l'officina di componentistica a Baia e i capannoni per il montaggio finale qui, a Lucrino.
Ne uscirono centoquaranta idrovolanti per l'aviazione della Regia Marina. Uno di essi, il 28 giugno 1917, compì il volo postale Napoli-Palermo e ritorno, partendo alle 6.24 e ammarando alle 9.25: per l'occasione fu emesso il secondo francobollo di posta aerea al mondo. Dopo il bombardamento di Napoli da parte di uno Zeppelin tedesco, nel marzo 1918, la squadriglia schierata a difesa della città stazionava sul lago Lucrino, con la manutenzione affidata allo stabilimento.
Nel 1920 il progettista tedesco Claudio Dornier venne a valutare la fabbrica e la scartò: lo specchio d'acqua del Lucrino era troppo piccolo per i velivoli che voleva costruire. L'azienda chiuse nel 1922, e durante la Seconda guerra mondiale parte delle strutture fu usata dai tedeschi come officina, poi fatta saltare nel settembre 1943.
Negli anni il capannone si riempì di abitazioni, ma le pareti esterne restarono in piedi: chi passava vedeva ancora, senza saperlo, il perimetro della fabbrica di idrovolanti. Oggi quell'area è stata riqualificata con un accordo di programma, e al suo posto sorge il nuovo centro di riabilitazione motoria termale.
Per approfondire Giuseppe Peluso, ricostruzione documentaria su Pozzuoli Magazine, 2012. Paolo Varriale, FBA Type H.
La famiglia
Dagli anni Sessanta a oggi
Quando arrivò ai fratelli Colutta, questo era un roveto.
Negli anni Sessanta l'appezzamento giunse in eredità dalla madre, Ester Schiano lo Moriello. Era un grosso spinale, coperto di rovi e detriti. Tra le spine affioravano l'imbocco di alcune grotte e i resti di una cupola di origine romana.
Le grotte servivano da sempre a raccogliere la creta. Nei laghetti sorgivi che oggi stanno dentro lo stabilimento i contadini della zona si immergevano per curare artriti e artrosi; nel laghetto esterno si lavavano i cavalli. Nessuno chiamava tutto questo terme. Ma la cura c'era già, con le stesse acque di cui scriveva Celso.
Contro ogni logica, Pasquale e Filippo Colutta, con l'aiuto materiale e spirituale delle loro mogli, cominciarono a usare i fanghi e a togliere le spine, per riportare alla luce quello che i detriti avevano quasi sepolto. Nel 1973 costruirono la piscina termale e ristrutturarono le grotte. Nacque così il Circolo Nuoto Lucrino, un nome scelto in omaggio alla piscina appena costruita.
All'inizio il posto era più ricreativo che curativo. Verso la metà degli anni Settanta nacquero le Filippiadi, giochi ludico-sportivi che fecero conoscere la struttura e ne resero possibile la crescita. Il nome viene dalla chiesa di San Filippo, qui accanto, a cui la nonna era particolarmente devota.
Poi arrivò la crisi bradisismica, e le cittadine flegree si svuotarono quasi del tutto. Pasquale e Filippo rimasero. Negli anni il Circolo Nuoto Lucrino ha lasciato il posto a Stufe di Nerone s.n.c. e poi a Stufe di Nerone s.r.l., la società che gestisce le terme oggi.
Pasquale e Filippo non ci sono più. La struttura è nelle mani dei loro figli: Ester, Eligio, Emiliana ed Erika; Ernesto, Ester e Augusta. Il lavoro è rimasto lo stesso: accudire le sorgenti e renderle accessibili.
La cupola romana è stata ripulita e riportata interamente alla luce dalla Soprintendenza. Si trova nella sala d'attesa del centro massaggi, dove chiunque voglia può fermarsi a guardarla.
L'acqua che esce dalla collina
Oggi
Per duemila anni si è venuti qui. Oggi una parte dell'acqua fa il percorso inverso.
Il Ministero della Salute ha autorizzato queste sorgenti per le cure inalatorie e per le terapie ginecologiche, sulla base di una ricerca condotta con l'Università di Napoli e il Centro Ricerche e Studi Termali.
Le stesse acque sono state impiegate nella produzione di dispositivi medici. Pfizer le ha usate per Diflumax, la cui composizione riporta per esteso acqua termale salsobromoiodica (Terme Stufe di Nerone). Oggi forniamo acqua termale per un dispositivo medico destinato alle vie respiratorie.
Sono le stesse indicazioni di cui scriveva Celso nel primo secolo, misurate con gli strumenti di adesso.
Per approfondire Autorizzazione del Ministero della Salute. Studi condotti con l'Università degli Studi di Napoli e il CE.RI.S.T. Scheda tecnica del dispositivo medico Diflumax (Pfizer).
Quello che ancora non sappiamo
Non sappiamo se i greci di Cuma usassero queste sorgenti. Non sappiamo con certezza se il Balneum Silvianae dei codici medievali sia esattamente questo luogo. Non sappiamo che rapporto ci fosse tra i cunicoli di questa collina e quelli del bagno di Tritoli, poco più a sinistra.